In questi giorni il coprifuoco è stato riconfermato anche in zona gialla almeno fino al 15 giugno, ma già dal 1° giugno, se il numero di casi lo permetterà, si pensa di allentare la misura.
Tutto ciò è avvenuto con la scarsa approvazione della popolazione, in particolare dei giovani, ristoratori e in generale di chi vive la rinuncia alla vita notturna in maniera complicata: la limitazione appare troppa rigida, sia sul punto di vista economico che della libertà.
Ormai da ottobre è in vigore il coprifuoco e ciò non può che causare gravi problemi psicologici. Il “non poter uscire quando si vuole”, ma essere limitati è snervante e grava sulla percezione di essere libero dell’individuo.
Essa è l’unica misura, insieme alle mascherine, che da ottobre non è mai stata ritirata. Ciò l’ha fatta diventare il simbolo di tutti i limiti che ci sono stati posti da più di un anno. Il valore psicologico della misura non si ferma più a sé stessa, ma ormai equivale a dire oppressione, soprattutto con l’avvicinarsi dell’estate.
Ovviamente è una misura necessaria se non vogliamo che i contagi tornino a rialzarsi, ma siamo sicuri che i cittadini non siano arrivati al limite? Una legge è tale quando viene rispettata, ma a questo punto quanti la rispetteranno?
La soglia della sopportazione sembra essere raggiunta, ma i contagi continuano a non calare come vorremmo: l’unica possibilità che ci rimane è la vaccinazione di massa che deve iniziare a correre non solo più velocemente del Covid, ma anche della pazienza degli italiani.

Marco Fontana