Una scuola diversa

La scuola nell’ultimo anno e mezzo è cambiata molto, sia in positivo e sia in negativo, siamo passati da fare due videolezioni al giorno un anno fa a essere in videolezione trenta ore a settimana: non proprio una passeggiata.

L’anno scorso, dopo il lockdown generalizzato di marzo, pensavamo di aver salutato le videolezioni, che in fondo ci avevano lasciato anche un bel ricordo, tra ore buche e a volte anche “giorni buchi”, insomma ci era sembrata a tratti una vacanza anticipata. Sfortunatamente quest’anno quel ricordo è diventato di nuovo realtà, ripresentandosi come un incubo, le videolezioni sono diventate stressanti, pesanti e la mancanza di dialogo e di contatto si è fatta pesare più che mai. 

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Non sono rari i casi di alunni con medie eccellenti ritrovatisi con il rischio di un debito: la scomparsa di motivazione, il calo di attenzione causato dalla DAD e una scuola che sembrava sempre più solo uno strumento di valutazione e sempre meno di crescita e sostegno si sono sommate e hanno creato un miscuglio micidiale.

Inoltre stressati non erano solo gli studenti, ma anche i professori che erano ormai stufi di passare continuamente da lezioni in presenza a lezioni a distanza e spesso questo stress è stato riversato anche sugli studenti.

E a tutto questo va aggiunto il cambiamento dei ritmi di quest’anno, molti si sono ritrovati a dover entrare a scuola alle nove, uscire alle due e essere a casa anche per le tre e mezza, dovendo così ridefinire completamente la propria routine che è dovuta cambiare molte volte, anche a seconda se si fosse a distanza o in presenza.

Studente che si prepara per gli esami a casa in - foto d'archivio |  Crushpixel

Oltre a ciò anche i simboli della scuola sono cambiati, la campanella che segnava la fine delle lezioni a tratti è scomparsa, venendo sostituita dai “quindici minuti di pausa”, che spesso si sono rivelati quindici solo sulla carta, l’intervallo, che di solito era il momento in cui si poteva fare un giro o anche solamente andare in bagno, è diventato quello in cui si deve rimanere in classe e al contrario le ore di lezione il momento per andare alle macchinette e ai servizi

In generale è stato un periodo scolastico in cui “adattarsi” e “ultimo sforzo” sono diventate le parole d’ordine, e chi non è riuscito a farsele proprie e ha scoperto che il suo sforzo non bastava è stato lasciato indietro. 

Eppure forse la luce in fondo a questo tunnel infernale fatto di “ce la faremo” e “ne usciremo più forti” (era proprio vero che la strada per l’inferno è fatta di buone intenzioni) è finalmente visibile e forse il prossimo anno potremmo descriverlo con una parole molto più breve: normale.

Marco Fontana

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