Rientro si o rientro no?

In questi giorni si è discusso molto su come sarebbe stato il ritorno a scuola dopo le vacanze natalizie. Addirittura si è arrivati anche ad ipotizzare uno slittamento della data di rientro, ma alla fine ha vinto la linea opposta, contraria alla DaD e a qualunque rinvio. 

La DaD infatti scatterà per tutta la classe solo in caso di tre o più positivi e durerà dieci giorni. Al contrario, in presenza di un solo positivo, si attiverà la sorveglianza tramite Testing (test antigenici rapidi o molecolari che saranno fatti alla classe per poi essere ripetuti dopo cinque giorni). Infine, nell’eventualità che ci siano due positivi, coloro che saranno obbligati a proseguire la didattica da casa saranno gli studenti che non hanno nessuna dose di vaccino o che non ne hanno fatta alcuna negli ultimi 4 mesi.

In particolare i maffeini hanno espresso la loro opinione attraverso un sondaggio che ha mostrato che su ventiquattro persone i due terzi sono favorevoli alla DaD, mentre il restante è favorevole alla partecipazione in presenza. Gli studenti risultano più rassicurati nella didattica a distanza, ma che, come sappiamo, comprende anche molti svantaggi e non solo vantaggi.

Quali svantaggi comporta la DaD? La mancanza di attenzione è uno dei primi, a casa ci si trova spesso ricoperti di stimoli che non aspettano altro che richiamare la nostra attenzione e ciò incide negativamente sulla resa dello studente che è ulteriormente svantaggiato dal fatto di dover seguire una lezione tramite uno schermo che ostacola la partecipazione e lo scambio di informazioni tra studente e professore. Un ulteriore “contro” alla didattica da casa è l’impossibilità di potersi sentire effettivamente parte di una classe, di un gruppo, la parte relazionale è a rischio e lo studente può arrivare a concepire la scuola come un mero scambio di informazioni che vanno sapute e per cui poi si riceverà un voto e non più come un luogo in cui l’individuo si sviluppa e inizia a tessere le proprie relazione con gli altri. La DaD arriva così a snaturare la funzione della scuola e ad alimentare la sensazione di isolamento dell’individuo. Non è un caso che in tutta Italia ci siano quotidianamente racconti di studenti che hanno visto amplificate le proprie ansie e le proprie insicurezze fino a vederle sfociare in problemi più grandi come la depressione e da cui è difficile uscirne senza l’aiuto di uno psicologo.

Quali vantaggi offre la DaD? La didattica a distanza offre notevoli benefici i quali possono essere: le comodità di uno studente per quanto riguarda i mezzi pubblici, questo perché gli studenti risparmiano tempo e denaro che altrimenti andrebbero spesi in biglietti o in abbonamenti, gli alunni hanno un miglioramento nelle competenze tecnologiche, chi ha difficoltà di relazione riesce a collaborare e ad integrarsi nel gruppo più facilmente senza sentirsi in ansia. Il “sentirsi in ansia” è una condizione in cui lo studente si trova perché non è tranquillo nell’ambiente che lo circonda e si sente in dovere di non deludere le aspettative di nessuno incluso se stesso. I docenti sono più coinvolti e più empatici nei confronti degli alunni perché la situazione nella quale ci troviamo è critica e include tutti, di conseguenza sono più interattivi con gli alunni, tra i quali poi si instaura un rapporto che nasce dal fatto che siamo tutti sulla stessa barca. Ulteriori vantaggi sono quelli che una persona può avere per quanto riguarda la sua salute mentale e fisica. In che modo la DaD può essere utile da questo punto di vista? Grazie alla didattica a distanza una persona si trova ad avere più tempo per se stessa, questo solitamente spinge una persona a migliorarsi incominciando ad avere uno stile di vita sano e ad avere più voglia di impegnarsi, generando così un circolo virtuoso in cui ogni miglioramento aumenterà a sua volta la volontà di proseguire su questa strada portando la persona ad acquisire una visione più positiva della propria vita. 

La DaD, come si vede nei vantaggi e negli svantaggi che abbiamo elencato, è vissuta in maniera molto diversa a seconda della persona, ci sono coloro che arrivano a concepirla come un rifugio sicuro e coloro che arrivano a definirla una prigione e ciò ci dovrebbe far riflettere anche su una condizione non temporanea, ma radicata all’interno del sistema scolastico in cui una buona parte degli studenti si sente schiacciata e poco compresa. Accanto alla domanda “si rientra o non si rientra?” ci dovremmo porre la domanda “perché alcuni studenti non vogliono rientrare?”.

Nuran Beshir, Marco Fontana

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