Da un anno in tutto il mondo gli episodi di razzismo nei confronti degli asiatici sono in aumento, la causa si deve ricercare in una retorica portata avanti dai vari mezzi di informazione e politici, tra cui Trump, che hanno fin da subito definito il Coronavirus come un “virus cinese”, legando il virus all’etnia.
In particolare questo fenomeno è esploso negli Stati Uniti, emblema ne è la tragedia di Atlanta dove, la sera del 16 marzo, un uomo armato ha attaccato tre centri massaggi uccidendo 8 persone di cui 6 cinesi. L’uomo ha negato il movente razzista dietro il suo gesto, andando contro anche all’evidenza dei fatti.

Al contrario Biden, il presidente degli Stati Uniti, ha subito riconosciuto la gravità della tragedia e si è mostrato vicino alle famiglie delle vittime ed in generale all’intera comunità asiatica. Infatti quest’ultima è da oltre un anno, come riporta il Washington Post, soggetta a un progressivo aumento di aggressioni nei loro confronti. Basti pensare che sono stati quasi 3800 gli “incidenti d’odio” segnalati negli USA contro americani di origine asiatica, l’11% dei quali attacchi fisici. Il primo gruppo etnico a denunciare ciò è composto da cinesi, seguiti dai coreani, vietnamiti e filippini: perché in fondo, secondo la mentalità degli aggressori, il virus viene da “là” e questi “cinesi” sono tutti uguali.

Uno degli ultimi episodi più significativi mette al centro un’anziana cinese, Xiao Zhen, che, ferma ad un incrocio su Market Street a San Francisco, ha ricevuto un pugno da parte di un uomo di 39 anni. Fortunatamente la donna, nonostante i suoi 76 anni, è riuscita a difendersi con l’ausilio di un bastone, ma non tutti avrebbero saputo reagire come ha fatto lei e la situazione sarebbe potuta finire in tragedia.
Il tutto va inserito in una progressiva crescita del nazionalismo bianco negli Stati Uniti, anche a seguito dello scorso mandato di Trump che non ha mai nascosto una certa simpatia per questo movimento.
La tematica del razzismo negli Stati Uniti è stata di nuovo messa sotto i riflettori, ma dopo decenni di lotta sembra sempre di più una piaga inestirpabile e la domanda si ripropone con prepotenza: riusciremo mai a debellare il virus del razzismo?
Marco Fontana